È l´antica Tifernum, centro umbro dell´Alta Valle del Tevere, che, dopo la conquista romana, alla fine del I secolo divenne con il nome di Tifernum Tiberinum un fiorente e ricco municipio, abbellito con edifici pubblici etempli dal potente patrono Plinio il Giovane. I Goti di Totila la distrussero ma il vescovo Florido la ricostruì e la fortificò. Il suo appellativo fu mutato prima in Castrum Felicitatis e poi in Civitas Castelli, dal quale derivò l´attuale Città di Castello. Fu libero Comune dal 1163 ed estese il suo dominio sui territori limitrofi; i territori della diocesi tifernate si estendevano su tutta l’Alta Valle del Tevere fino a Pieve Santo Stefano e oltre lo spartiacque appenninico, fino ad Apecchio e Mercatello (oggi nelle Marche). I due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà costruiti dall´architetto Angelo da Orvieto sono la testimonianza della sua forza e potenza. Nel ´400 diverse famiglie si contesero il predominio, ma su tutte prevalse quella dei Vitelli che diede alla città un nuovo aspetto, abbellendola con palazzi e opere d’arte, che ancor oggi le conferiscono tutta la grazia dell´eleganza rinascimentale toscana. Artisti di gran fama quali Signorelli e Raffaello, per citare solo i maggiori, operarono a Città di Castello realizzandovi alcune delle loro opere più significative. Caduta la città sotto il dominio pontificio vi rimase fino al 1860 quando fu liberata dalle truppe piemontesi ed annessa al Regno d´Italia. Da vedere: la Pinacoteca Comunale nel Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Vi si conservano opere del Maestro da Città di Castello, di Spinello Aretino, Ghiberti, Antonio Alberti da Ferrara, Signorelli, Raffaello, Andrea della Robbia, Raffaellino del Colle, Niccolò Circignani e altri artisti attivi nel capoluogo valtiberino nel corso dei secoli. Stupenda è la facciata a graffito eseguita da Cristofano Gherardi e l’elegante loggia che si affaccia sul giardino, noto nel ‘500 per le piante esotiche che ospitava. Il Museo del Duomo: completamente ristrutturato è costituito da una importante raccolta di oggetti sacri e di culto, da dipinti, tra i quali notevole la Trasfigurazione del Rosso Fiorentino, e da opere di oreficeria di elevatissimo pregio tra i quali una preziosa collezione di vassoi e cucchiai di uso eucaristico del VI secolo rinvenuti a Canoscio nel 1935; un Paliotto in bronzo dorato e sbalzato del XII secolo; un Pastorale in argento del XIV secolo. Le Collezioni Burri: sono sistemate una a Palazzo Albizzini in piazza Garibaldi e l´altra negli ex essiccatoi Tabacchi a Rignaldello. Donate dal maestro Burri alla sua città nel 1982 e nel 1990 offrono la più ampia documentazione esistente della sua produzione artistica. Il Centro delle Tradizioni Popolari: in località Garavelle accoglie caratteristiche e importanti testimonianze del mondo contadino e dell´artigianato locale. Accanto al Centro, nella Villa Capelletti è sistemata una interessante " Raccolta ferromodellistica" con degli esemplari che documentano la storia delle ferrovie italiane. Altri monumenti di notevole importanza sono: Il Campanile cilindrico (sec. XI-XII); la Torre Civica (sec. XIV); S. Domenico: severa e maestosa fu eretta dai Domenicani a partire dal 1271, i lavori continuarono fino al 1426 quando fu consacrata. Alle pareti affreschi di scuola umbra e un Sant’Antonio Abate attribuito ad Antonio Alberti da Ferrara; S. Francesco: consacrata nel 1291 subì successivi interventi (l’interno è stato trasformato tra il 1708 e il 1718). In fondo a sinistra entrando, vi è la Cappella Vitelli costruita dal Vasari ed arricchita da bellissimi stalli di un coro cinquecentesco finemente intarsiato e disegnato da maestranze locali forse su modelli lasciati da Raffaello che in questa Chiesa, ancor giovane realizzò uno dei suoi capolavori " Lo Sposalizio della Vergine" (1504), ora a Brera. S. Maria Maggiore (XV secolo) e S. Maria delle Grazie (XIV secolo) che conserva importanti affreschi e dipinti (Ottaviano Nelli e Giovanni da Piamonte); i Palazzi Vitelli a S. Giacomo e a S. Egidio, splendide dimore patrizie cinquecentesche.